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Calo del 17% in un solo giorno: quanto velocemente può un consiglio di amministrazione riorientare la propria strategia CAPEX?
Quando il contesto strategico di un’azienda quotata in borsa cambia nel giro di poche ore, non basta riformulare la strategia. La nuova strategia deve tradursi in decisioni concrete di investimento.
È proprio qui che spesso ha inizio un processo che può durare settimane o addirittura mesi: la divisione Finanza effettua i calcoli. La divisione Rischi valuta. La divisione Operazioni verifica. La divisione Controllo di gestione consolida i dati. Il management discute. Il Consiglio di Amministrazione pone nuove domande. Le ipotesi cambiano – e il calcolo ricomincia da capo.
Nel frattempo, i progetti, i costi e l’impiego di capitale proseguono.
La domanda cruciale non è quindi solo:
Qual è la decisione CAPEX giusta?
Ma anche:
Con quale rapidità un’azienda è in grado, in un contesto mutato, di calcolare, confrontare e decidere una nuova allocazione del capitale che sia solida?
Indice
- 1. Quando la strategia cambia da un giorno all’altro
- 2. Una nuova strategia richiede una nuova allocazione CAPEX
- 3. Il problema del classico ciclo decisionale
- 4. Finanza, rischio e operazioni: il blocco dei costi del personale sottovalutato
- 5. I costi effettivi delle decisioni lente sono notevolmente più elevati
- 6. Costo del ritardo: quando ogni giorno in più costa denaro
- 7. Costo opportunità: il progetto più costoso potrebbe essere proprio quello non scelto
- 8. Costo decisionale: anche le decisioni hanno un prezzo
- 9. Dalle stime all’ottimizzazione matematica del portafoglio
- 10. Simulazione CAPEX Live Boardroom: un nuovo ciclo decisionale
- 11. L’ottimizzazione matematica può rafforzare la credibilità?
- 12. Cosa significa una maggiore velocità decisionale per il mercato dei capitali?
- 13. Tre leve: allocazione del capitale, costo decisionale e velocità decisionale
- 14. Conclusione: in una crisi, la capacità decisionale diventa essa stessa un vantaggio competitivo
1. Quando la strategia cambia da un giorno all’altro
Immaginiamo una società industriale quotata in borsa le cui azioni perdono il 17% del loro valore nel corso di una sola giornata di negoziazione.
Il fattore scatenante specifico è, in un primo momento, secondario rispetto alla questione di fondo. Un cambiamento nella domanda, la pressione sui margini, i rischi geopolitici, un profit warning, una disruption tecnologica o una revisione delle previsioni possono far sì che le ipotesi su cui si basava la pianificazione aziendale precedente non siano più valide.
Il consiglio di amministrazione deve reagire.
Forse occorre ridurre il CAPEX. Forse occorre proteggere determinati mercati, accelerare i progetti di crescita, rinviare altri investimenti o dare maggiore priorità alla liquidità.
Una dichiarazione strategica del tipo «Riduciamo i nostri investimenti del 15%» non costituisce però ancora una strategia di investimento.
La domanda cruciale viene solo dopo:
Quale 15%?
2. Una nuova strategia richiede una nuova allocazione del CAPEX
In una grande azienda industriale, il portafoglio CAPEX può comprendere centinaia di progetti di investimento.
I nuovi impianti di produzione sono in competizione con gli interventi di ammodernamento. Il CAPEX destinato alla manutenzione è in competizione con la crescita. La digitalizzazione è in competizione con l’espansione della capacità produttiva. Occorre tenere conto dei progetti resi necessari dalle normative. I progetti presentano interdipendenze. Le risorse sono limitate. Alcuni investimenti generano un beneficio economico solo se realizzati congiuntamente.
Supponiamo che un’azienda disponga di un budget CAPEX annuale di 500 milioni di euro e decida, a causa del mutato contesto, di ridurlo del 15%.
Il nuovo budget ammonta a 425 milioni di euro.
La domanda rilevante dal punto di vista matematico e strategico non è:
«Come tagliamo del 15% ogni settore?»,
Ma piuttosto:
Quale combinazione degli investimenti rimanenti genera il massimo contributo di valore nelle nuove condizioni quadro strategiche?
È proprio a questo punto che una decisione di bilancio si trasforma in un complesso problema di ottimizzazione.
3. Il problema del classico «decision loop»
In molte organizzazioni ha ora inizio una catena ben nota.
Il consiglio di amministrazione definisce nuove ipotesi. La funzione Finanza elabora un nuovo modello. La funzione Operativa ne verifica le ripercussioni operative. La funzione Rischio valuta i rischi modificati. La funzione Controllo di gestione consolida i risultati. Le divisioni aziendali difendono i propri progetti. Il risultato viene preparato per il management.
Poi si tiene la riunione successiva.
Il Consiglio di Amministrazione pone una nuova domanda:
«Cosa succede se, invece di ridurre del 15%, riduciamo solo del 10%, ma allo stesso tempo diamo priorità alla regione A e manteniamo assolutamente due progetti strategici?»
Inizia così il ciclo di ricalcolo successivo.
Domanda → Dipartimenti → Calcolo → Consolidamento → Presentazione → Nuova domanda → Nuovo calcolo.
Il problema di questo processo non è la mancanza di competenza dei dipartimenti coinvolti. Il problema è la sua struttura sequenziale.
4. Finanza, rischio e operazioni: il blocco dei costi del personale sottovalutato
Questi cicli di ricalcolo generano notevoli costi interni.
Finanza, Controllo di gestione, Rischio, Operazioni, Strategia e, se del caso, IT devono aggregare i dati, modificare le ipotesi, calcolare gli scenari, coordinare i risultati e presentarli nuovamente.
Ogni nuova domanda da parte del Consiglio di Amministrazione può rendere nuovamente necessaria una parte di questo lavoro.
Un esempio di calcolo semplificato chiarisce l’ordine di grandezza:
20 collaboratori coinvolti × 150 EUR di costo pieno all’ora × 30 ore per iterazione × 5 iterazioni = 450.000 EUR di costi di processo interni.
Ciò non significa che ogni processo CAPEX comporti tali costi. Dimostra semplicemente quanto velocemente, in presenza di processi decisionali complessi e trasversali, possa formarsi un blocco di costi a sei cifre.
E in questa cifra non sono ancora inclusi il tempo dedicato dal consiglio di amministrazione, la consulenza esterna, i costi IT e le conseguenze economiche del ritardo.
5. I costi effettivi delle decisioni lente sono notevolmente superiori
Chi considera esclusivamente le ore di lavoro dei reparti Finanza o Controllo di gestione sottovaluta l’impatto economico.
I costi complessivi di un processo decisionale lento possono essere costituiti da diverse componenti:
- Costo del lavoro interno: Finanza, Rischi, Operazioni, Controllo di gestione, Strategia e IT.
- Capacità gestionale: tempo dedicato da CFO, responsabili di divisione, comitati di investimento e consiglio di amministrazione.
- Costi di consulenza esterna: consulenza strategica, finanza aziendale, consulenza tecnica e altri specialisti.
- Costi di rielaborazione: le analisi già elaborate devono essere in parte o completamente rifatte a causa di nuove ipotesi.
- Costo del ritardo: le ripercussioni economiche di una decisione ritardata.
- Costo opportunità: mancato contributo di valore derivante da alternative di investimento più vantaggiose.
- Costo del mantenimento di CAPEX allocato in modo errato: il capitale rimane vincolato più a lungo secondo una strategia ormai superata.
Da ciò risulta chiaro che:
i costi di una decisione relativa al CAPEX non consistono solo nel capitale investito. Si generano costi anche a causa del processo che porta alla decisione.
6. Costo del ritardo: quando ogni giorno in più costa denaro
Il fattore di costo potenzialmente più rilevante è il tempo.
Finché la nuova allocazione del capitale non viene decisa, i progetti possono proseguire, anche se, in base al nuovo quadro strategico, dovrebbero essere ridimensionati, rinviati o interrotti.
Il reparto di ingegneria continua a lavorare. L’ufficio acquisti emette ordini. La gestione dei progetti impegna risorse. I fornitori esterni continuano a lavorare. Si generano costi di finanziamento. Allo stesso tempo, potrebbero esserci progetti in attesa che, nelle nuove condizioni, hanno una priorità maggiore.
Con un portafoglio CAPEX di diverse centinaia di milioni di euro, una domanda gestionale cruciale potrebbe quindi essere:
Quanto costa ogni giorno in più in cui l’azienda continua a operare con un’allocazione del capitale che non è più in linea con la strategia attuale?
7. Costo opportunità: il progetto più costoso può essere proprio quello non scelto
I costi di opportunità non figurano necessariamente come voce a sé stante nel conto economico.
Possono comunque essere significativi.
Se il capitale rimane vincolato al progetto A, nonostante il progetto B genererebbe un valore aggiunto atteso maggiore nelle nuove condizioni, si verifica una perdita economica rispetto all’alternativa migliore.
Più tempo richiede una decisione di riallocazione, più a lungo questa differenza può persistere.
La prospettiva cambia quindi:
non si tratta più esclusivamente di evitare progetti scadenti.
Si tratta di identificare il più rapidamente possibile la combinazione migliore dell’intero portafoglio.
8. Costo decisionale: anche le decisioni hanno un prezzo
Da questa riflessione emerge un indicatore che in molte aziende viene raramente preso in considerazione in modo esplicito: il costo decisionale.
In termini semplificati, l’onere economico di un processo decisionale complesso può essere rappresentato come segue:
Costo decisionale = Costo del lavoro interno + Capacità gestionale + Costo della consulenza esterna + Costo delle rielaborazioni + Costo del ritardo + Costo opportunità + Costo del CAPEX continuato a essere allocato in modo errato.
Queste componenti non sono completamente o immediatamente monetizzabili in ogni azienda. La formula chiarisce tuttavia un punto importante:
la performance decisionale presenta una dimensione di costo e una di tempo.
Un’azienda non può quindi limitarsi a chiedersi se le proprie decisioni siano di buona qualità.
Può inoltre chiedersi:
Di quanta capacità organizzativa abbiamo bisogno per giungere a questa decisione – e quanto tempo ci vuole?
9. Dalle stime all’ottimizzazione matematica del portafoglio
È proprio qui che entra in gioco l’ottimizzazione matematica del portafoglio.
Con StratePlan i progetti non vengono semplicemente valutati singolarmente o ordinati in una lista di priorità. Lo spazio decisionale combinatorio di un portafoglio viene analizzato matematicamente in base a condizioni quadro definite.
La direzione continua a definire la strategia.
Ad esempio, stabilisce:
- il budget CAPEX disponibile,
- le priorità strategiche,
- i vincoli di risorse,
- le interdipendenze tra i progetti,
- progetti obbligatori,
- tempistiche,
- entrate previste, VAN o altri indicatori e
- eventuali criteri di utilità.
La matematica non sostituisce quindi la decisione del management.
Il management definisce lo spazio decisionale. StratePlan calcola l’allocazione ottimale del portafoglio all’interno di tale spazio decisionale. Il consiglio di amministrazione decide.
10. Simulazione CAPEX Live Boardroom: un nuovo ciclo decisionale
La differenza fondamentale emerge quando il calcolo non viene effettuato solo prima di una riunione del Consiglio di Amministrazione, ma diventa parte integrante della riunione stessa.
Supponiamo che il Consiglio di Amministrazione esamini un portafoglio ottimizzato e chieda:
«Cosa succede se riduciamo ulteriormente il CAPEX di 25 milioni di euro?»
Oppure:
«Cosa succede se diamo priorità alla regione A?»
Oppure:
«Quali sarebbero le conseguenze se questo progetto strategico dovesse essere attuato a tutti i costi?»
Nel processo classico, domande di questo tipo possono innescare un nuovo ciclo di consultazioni tra i reparti Finanza, Rischi e Operazioni.
In una simulazione CAPEX Live Boardroom, i parametri modificati vengono trasferiti direttamente nella sala decisioni e il portafoglio viene ricalcolato.
In questo modo cambia il ciclo decisionale:
Domanda → Calcolo → Confronto → Decisione.
Nel corso della stessa riunione.
L’obiettivo non è rendere superflui i reparti specialistici. Finanza, rischio e operazioni rimangono fondamentali per la qualità dei dati, le ipotesi, i vincoli e la valutazione tecnica.
La differenza sta nel fatto che il loro lavoro non deve necessariamente ricadere in un ulteriore ciclo di ricalcolo manuale ogni volta che viene sollevata una nuova domanda da parte del management.
11. L’ottimizzazione matematica può rafforzare la credibilità?
L’ottimizzazione matematica non rende automaticamente corretta una decisione né garantisce una reazione positiva dei mercati finanziari.
Tuttavia, può rafforzare la credibilità del processo decisionale.
Quattro caratteristiche sono particolarmente rilevanti in questo contesto:
Trasparenza: è possibile documentare quali dati di input, ipotesi, obiettivi e vincoli hanno costituito la base di una decisione.
Coerenza: i progetti vengono considerati all’interno di un modello decisionale matematico comune, anziché esclusivamente sulla base di priorità settoriali isolate.
Riproducibilità: se la direzione modifica un’ipotesi, è possibile ricalcolare le conseguenze e confrontarle con lo scenario precedente.
Trasparenza dei compromessi: il consiglio di amministrazione può riconoscere quali conseguenze abbia un taglio di bilancio, un cambiamento di priorità o una restrizione sull’intero portafoglio.
In questo modo può cambiare anche la qualità della motivazione.
Invece di limitarsi a comunicare:
«Riduciamo il CAPEX e ci concentriamo sui progetti più importanti»,
il management può ricorrere internamente a un processo più sistematico:
«Abbiamo ricalcolato il portafoglio di investimenti alla luce dei nuovi contesti strategici, confrontato le alternative e adeguato di conseguenza la nostra allocazione di capitale.»
La responsabilità rimane in capo al Consiglio di Amministrazione. L’ottimizzazione matematica crea un’ulteriore base decisionale quantitativa.
12. Cosa significa una maggiore «velocità decisionale» per il mercato dei capitali?
Una decisione più rapida in materia di CAPEX non implica affatto che il prezzo delle azioni aumenti automaticamente in seguito.
I mercati dei capitali valutano una moltitudine di fattori: flussi di cassa attesi, rischi, prospettive di crescita, finanziamenti, condizioni di mercato e qualità delle opportunità di investimento.
La ricerca empirica dimostra tuttavia che i mercati dei capitali possono reagire agli annunci di decisioni di investimento e che la reazione dipende, tra l’altro, dalla qualità percepita delle opportunità di investimento.
Per il management si crea quindi una catena di effetti rilevante:
Shock di mercato → nuove ipotesi strategiche → riallocazione del CAPEX → alternative e compromessi → decisione del consiglio di amministrazione → esecuzione → comunicazione ai mercati dei capitali.
Quanto più rapidamente un’azienda passa da ipotesi strategiche modificate a una decisione solida in materia di allocazione del capitale, tanto più rapidamente può, in linea di principio, sviluppare una nuova logica di investimento concreta e spiegarne le conseguenze.
Ciò può risultare particolarmente rilevante in fasi di elevata incertezza.
Il possibile effetto sul mercato dei capitali non deriva quindi dall’algoritmo in sé, ma dalla velocità decisionale, dalla tracciabilità, dalla rapidità di attuazione e dalla qualità dell’allocazione del capitale.
13. Tre leve: allocazione del capitale, costo decisionale e velocità decisionale
Da questo punto di vista, l’ottimizzazione matematica del CAPEX dispone di tre diverse leve economiche.
1. Migliore allocazione del capitale
Il CAPEX disponibile non viene distribuito solo in base a singole priorità. Si cerca una combinazione migliore dell’intero portafoglio di investimenti nel rispetto dei vincoli effettivi dell’azienda.
2. Costi decisionali inferiori
Se le nuove questioni gestionali non comportano necessariamente cicli completi di ricalcolo manuale, è possibile ridurre le rielaborazioni, i costi dei processi interni e la capacità gestionale impegnata.
3. Maggiore velocità decisionale
Se le alternative possono essere calcolate immediatamente durante il processo decisionale, si riduce potenzialmente il tempo che intercorre tra un cambiamento strategico e una decisione di portafoglio solida.
Ne deriva una dimensione aggiuntiva della performance aziendale:
Performance del portafoglio + Performance decisionale.
O, in altre parole:
Migliore allocazione del capitale. Costi decisionali inferiori. Decisioni più rapide.
14. Conclusione: in una crisi, la capacità decisionale diventa essa stessa un vantaggio competitivo
Un calo del 17% in un solo giorno è, in primo luogo, un evento del mercato dei capitali. Per il consiglio di amministrazione, tuttavia, ciò può trasformarsi nel giro di poche ore in una questione fondamentale di allocazione del capitale.
Quando la strategia, il budget o le priorità cambiano, un’azienda non deve solo sapere cosa vuole cambiare.
Deve essere in grado di calcolare quali conseguenze tale cambiamento abbia sull’intero portafoglio di investimenti.
Il processo tradizionale può generare notevoli costi interni di personale, oneri gestionali, costi di consulenza esterna, rielaborazioni, costo del ritardo e costi opportunità.
L’ottimizzazione matematica del portafoglio apre la strada a un modo diverso di lavorare: le ipotesi di gestione vengono tradotte in uno spazio decisionale definito, le alternative di portafoglio vengono calcolate e le modifiche possono essere confrontate immediatamente tra loro.
Pertanto, l’ottimizzazione del CAPEX non riguarda più esclusivamente la domanda:
«Come ottenere un maggiore impatto con il nostro CAPEX esistente?»
Diventa altrettanto rilevante una seconda domanda:
Quanto tempo e denaro ci costa effettivamente il processo con cui prendiamo questa decisione?
E una terza:
Con quale rapidità possiamo reagire a una situazione che è cambiata radicalmente con una nuova allocazione del capitale trasparente e quantitativamente fondata?
Proprio in tempi di grande incertezza, questa capacità può diventare essa stessa un fattore strategico.
La rapidità di una decisione non sostituisce la sua qualità. Ma la qualità senza rapidità può rivelarsi molto costosa in un mercato dinamico.
Trasformare le decisioni in risultati.